venerdì 30 luglio 2021

Bohemond of Taranto - Crusader and Conqueror di Dr Georgios Theotokis

 Il libro che vi presento oggi narra la vicenda umana di uno dei grandi guerrieri del Medioevo, Boemondo di Taranto. Il libro, scritto dallo storico Georgio Theotokis, è un'analisi della sua vita e delle sue imprese. 

E' interessante poichè l'analisi del personaggio protagonista del libro è compiuta sulle fonti, ovviamente, ma queste fonti sono spesso in contraddizione quando non sono scritte per puro scopo propagandistico o apologetico. E' ad esempio il caso della "Alessiade" di Anna Comnena, figlia dell'Imperatore Alessio Comneno, grande antagonista di Roberto il Guiscardo prima e di Boemondo, figlio del Guiscardo poi. Per quanto possa risultare piacevole, il testo dell'Alessiade è profondamente improntato alla denigrazione dei "Latini" (come venivano chiamati gli occidentali dai Romei o Bizantini) visti paradossalmente come infidi, ovvero la stessa accusa che veniva rivolta ai "Romei" dalle forze occidentali. Inoltre è un testo che spesso perde di vista alcuni elementi importanti della nostra storia, ovvero quella di Boemondo.Tuttavia la ricerca fatta da Theotokis è profonda ma allo stesso tempo piacevole con un particolare che ho apprezzato (avendo studiato greco) ovvero l'utilizzo nel testo delle aprole originarie del testo (ovviamente l'Alessiade). Ma Theotokis si rifà anche ad altri testi importanti sebbene nonostante l'impatto che questo formidabile personaggio, nato in Calabria a San Marco Argentano, abbia lasciato sul suo tempo, molte notizie non ci sono state trasmesse ed alcuni punti della sua vita sono oscuri. 

Per chiarire chi fosse Boemondo di Taranto (una signoria che viene attestata ma che non è presente a quanto pare in nessun testo contemporaneo) bisogna andare indietro a quel grande movimento di popolo che fu l'invasione normanna del mezzogiorno italiano , coincidente in parte con il periodo in cui i normanni conquistarono il trono d'Inghilterra con Guglielmo il "Bastardo". L'affermazione di questo popolo guerriero lasciò tracce in mezza Europa, e anche in Italia, due fratelli, Roberto il Guiscardo e il Conte Ruggero suo fratello (della famiglia degli Hauteville o Altavilla) si spartirono in pochi anni il meridione. Boemondo, figlio di Roberto, si affermò combattendo insieme al padre e si trovò in seguito alla morte di questi senza territori, dovendo sottostare al fratellastro Ruggero Borsa e allo zio Ruggero. La vita politica e militare di Boemondo però prese una piega differente quando fu indetta la Prima Crociata, evento che lo vide protagonista. 

In questo caso siamo davanti a uno dei leaders della Crociata, che per avere successo doveva però avvalersi di un vecchio nemico della famiglia Altavilla , Alessio Comneno, Imperatore di Bisanzio. Questi ottenne di far giurare i leaders della Crociata dandogli supporto ma pretendendo anche la restituzione delle terre sottratte alle forze islamiche che le avevano occupate. Chi ha dimestichezza un po' la storia di Bisanzio conosce bene il momento in cui versava l'impero dopo la sconfitta di Manzicerta, la perdita di Bari (ultimo bastione in occidente) e i torbidi che ne erano seguiti. Alessio ha la forza di ristabilire l'ordine con la sua autorevolezza. Senza dubbio è stato uno dei grandi imperatori di Costantinopoli. Tuttavia la Crociata arriva in un momento sbagliato e molti dei guerrieri, prevalentemente francesi che prendono parte alla Crociata sono personaggi poco gestibili. La diffidenza palpabile tra due mondi e due fedi (lo scisma era avvenuto nel 1054) viene esacerbata dal progresso della Crociata verso la sua meta , Gerusalemme. In questo periodo Boemondo riesce a strappare una delle grandi città di quel tempo, Antiochia, ai turchi selgiuchidi. Ne crea una principalità che rimase uno dei Regni "D'Outremer" più longevi. Qui emergono altri dissapori tra le forze occidentali e bizantine e Boemondo dopo essere stato preso prigioniero e trattenuto dai turchi per vari anni, riesce a tornare in patria dandosi  per morto e viaggiando in una bara per scappare ai controlli del suo vecchio nemico l'imperatore Alessio. Egli torna in patria per indire , con l'aiuto del Papa e di altri prelati e dignitari un'altra crociata, stavolta però contro Alessio per il suo tradimento nel non aver supportato le forze cristiane. Ma non tutto va come deve e Alessio riesce a limitare le forze di Boemondo costringendolo a venire a patti. Boemondo torna in patria e muore, venendo seppellito a Canosa di Puglia. 

Il racconto di Theotokis narra diversi aspetti di questo personaggio. Innanzitutto è una storia militare di un grande guerriero della tradizione normanna. Ma Boemondo si discosta dallo stereotipo (in realtà spesso coincidente) del guerriero occidentale rozzo e poco avvezzo all'arte militare ma solo alla semplice violenza. Boemondo dimostra grande capacità di adattamento. Inoltre Boemondo è scaltro, parla il greco, conosce il suo nemico, sia quello greco che quello selgiuchide, avendolo incontrato diverse volte. Non a caso riesce a ottenere il dominio di una grande fetta di territorio, quella che poi diventerà il Principato di Antiochia. Egli ottiene quello che non era riuscito a ottenere in patria, nel meridione italiano. Boemondo è un personaggio che oggi definiremmo "Larger than Life" e il suo epitaffio lo conferma. Da parte mia, vivendo in Calabria , a pochi chilometri da una piccola città di nome Gerace (la posso vedere dalla mia finestra in questo momento) in cui si svolsero parte delle imprese dei due fratelli Roberto il Guiscardo e il Conte Ruggero  sento Boemondo molto più vicino di un qualsiasi altro personaggio storico, e posso solo ringraziare il Dr. Georgios Theotokis per aver riportato sotto la luce dei riflettori questo grande condottiero militare.

Un grazie di cuore a Pen&Sword per avermi fornito il libro per la recensione.

Titolo: Bohemond of Taranto - Crusader and Conqueror 

Autore: Dr Georgios Theotokis

Pagine: 208

Link: https://www.pen-and-sword.co.uk/Bohemond-of-Taranto-Crusader-and-Conqueror-Hardback/p/18728














lunedì 19 luglio 2021

Following in the Footsteps of Henry Tudor - A Historical Journey from Pembroke to Bosworth di Phil Carradice

 La Guerra delle Rose, o meglio. le Guerre delle Rose, poichè vi furono diverse fasi dello stesso conflitto con interpreti che sparirono e altri comparirono sulla scena, è forse uno dei conflitti dinastici più complicati da seguire. Però vi posso dire, da appassionato storico quale sono, che è anche uno dei più remunerativi per comprendere il periodo storico tardo medievale e rinascimentale in cui si trovava l'Inghilterra tra il 1455 e il 1485. Molte sono state le storie scritte su questo tema, molte di più le opere che hanno visto, nel ritrovamento dello scheletro di Riccardo III, un revival di interesse intorno a quello che successe nell'ultima fase del conflitto che terminò con la Battaglia di Bosworth Field nel 1485. Molto sappiamo o almeno crediamo di sapere su Riccardo III con l'opera (denigratoria a mio avviso, ma io sono ricardiano dichiarato) di Shakespeare. La sua nemesi, invece, come accade a molti "buoni" non ha ricevuto , negli ultimi secoli la stessa attenzione del suo rivale per il trono. Enrico Tudor, poi diventato Enrico VII , è stato lasciato ai margini della storia, eclissato dal suo rivale, perfetto "villain" da opera (o operetta). E soprattutto dai suoi discendenti, gli "ingombranti" Enrico VIII , Maria la Sanguinaria ed Elisabetta I.

In questo libro che vi presento oggi, pur esistendo fior di biografie (S. Chrimes) , il nostro autore, il prolifico e piacevole storico Phil Carradice, segue passo passo la vita dell'"oscuro" (relativamente) monarca, nascosto alla storia dai suoi discendenti e anche da una grossolana opera di propaganda anti riccardiana. Carradice prende subito posizione, egli è pro Enrico (a differenza di suo padre come spiega nell'introduzione) . Ed è molto onesto a dichiararlo. 

La sua biografia per tappe della vita di Enrico allo stesso tempo è piacevole e non lascia in sospeso quasi nulla, analizzando alcune situazioni critiche e confuse in modo estremamente appassionante. E' il caso ad esempio del punto in cui l'armata straniera di Enrico sbarcò in Galles con un'analisi approfondita delle varie spiagge teorizzate nei secoli. Oppure quella sull'esatto luogo della battaglia di Bosworth, che per la sua importanza capitale nella storia inglese è stato un aspetto sempre troppo oscuro e stranamente sottovalutato. Probabilmente i grandi eventi del secolo successivo posero in secondo piano l'esatto luogo della battaglia. Carradice, come molti altri storici che affrontano questo periodo si devono trovare di fronte a una base di testimonianze quantomeno dubbie, e in seguito l'inquinamento delle fonti da parte di una "damnatio memoriae" e della propaganda dei vari storici di corte, e soprattutto del grande Bardo. 

Alcuni dei punti cardine della narrazione riccardiana, a mio avviso assolutamente da considerare vengono lasciati fuori. Non c'è riferimento alla pronuncia del parlamento inglese riguardo l'illegittimità dei due figli di Edoardo IV. Qui forse traspare la vecchia leggenda nera riguardante Riccardo, che se non merita forse l'eulogia delle opere di alcuni storici di parte, meriterebbe almeno un'analisi dei fatti e non delle ipotesi. La delegittimazione dei due eredi al trono (I principi nella Torre) è un fatto che ha delle conseguenze. Ma  l'opera di Carradice, per quanto breve e agile (la serie "Following the Footsteps" di Pen&Sword è una delle più belle e interessanti della casa editrice, mescolando la forma della guida ai luoghi con la storia in volumi di poco più di 120 pagine) è onesta, e non potrebbe essere altrimenti vista la bravura dell'autore. 

Un libro che consiglio, che magari non farà cambiare idea sulla bontà di Enrico Tudor  (per me resta sempre un usurpatore con pochissima legittimazione per governare), ma che è utile per comprendere molte delle situazioni storiche e conoscere i luoghi della vita del primo regnante Tudor, spesso dimenticato e poco compreso. 

Un grazie di cuore a Pen&Sword per avermi fornito il libro per la recensione.

Titolo: Following in the Footsteps of Henry Tudor - A Historical Journey from Pembroke to Bosworth 

Autore: Phil Carradice

Pagine: 127

Link: https://www.pen-and-sword.co.uk/Following-in-the-Footsteps-of-Henry-Tudor-Paperback/p/16534

















martedì 13 luglio 2021

Richard III in the North di M.J. Trow

 Quando si parla di Riccardo III ovviamente (e purtroppo a mio avviso) la nostra fantasia va sicuramente all'opera di Shakespeare, che ha contribuito insieme ad alcune fonti coeve e posteriori alla leggenda nera di questo re. Il ritrovamento di qualche anno fa nel parcheggio di Leicester del suo corpo, ha creato un interesse che in realtà non si era mai affievolito. Questo ha permesso a molti storici di scrivere libri e rivalutare il Re o ribadire le vecchie teorie sulla sua cattiveria e sul suo doppiogiochismo. In realtà chi scrive questa recensione non è di parte, io mi sento profondamente ricardiano, quindi chi "tifa" per i Tudor, passi oltre questa recensione. Ma valuti bene il libro che vi presento , perchè guarda all'ultimo re dei Plantageneti da un punto di vista interessante, il suo collegamento con il Nord dell'Inghilterra, che lo vide crescere ed affermarsi.

L'autore del libro, edito da Pen&Sword, è M.J. Trow, storico militare al King's College (di cui ho apprezzato un precedente libro, "The Pocket Hercules" sul Capitano Morris nella Carica di Balaklava) . Anche lui in parte , se visto dal lato tudoriano può essere etichettato come ricardiano. Ma devo anche dire che l'analisi di ogni testo e la grande cura con cui egli descrive ogni periodo della vita di Riccardo Duca di Gloucester, lo rendono a mio avviso , super partes (cosa che magari forse non si poteva dire di altri storici). 

Il libro segue , cronologicamente la vita di Riccardo attraverso i posti del nord dell'Inghilterra che ne hanno visto i primi passi e la crescita come uomo e figura di potere. Siamo alla fine del medioevo, almeno per come gli storici hanno scelto di definire questo passaggio "epocale" (nell'Europa continentale il medioevo finisce con la scoperta dell'America, in Inghilterra con la fine della Guerra delle Rose e quindi con la morte di Riccardo), quindi ogni posto è collegato a un castello, necessario elemento per dominare la zona circostante. M.J. Trow riesce a miscelare bene il racconto della vita di Riccardo con quello dei posti in cui si trova a vivere lungo il suo apprendistato prima come ultimo di una grande casata e poi pian piano, visti gli eventi con sempre maggiore potere, grazie anche alla fedeltà che dimostrò a suo fratello, il Re Edoardo IV. Proprio questo tratto caratteriale viene spesso poco illuminato dagli storici, ovvero il fatto che egli, a differenza di George , Duca di Clarence , suo fratello , ed anche in parte al re stesso, ha sempre dimostrato fedeltà alla "famiglia" e alla causa degli York. Gli storici di parte avversa ovviamente tenteranno di vedere in questo comportamento un machiavellico "Principe" ante litteram.

Il nord dell'Inghilterra ha forgiato il Riccardo che conosciamo, ed egli lo ha retribuito ampiamente, delegando a uomini di potere del nord e tramite il "Consiglio del Nord" ampie fette di potere dell'amministrazione. Se fosse vissuto più a lungo Edoardo IV, consumato a soli 40 anni, molto probabilmente avremmo visto lo stesso deleghe a Riccardo, che nel nord aveva quasi ricavato uno stato nello stato. 

Non c'è dubbio che M.J. Trow ci regala una biografia di Riccardo che analizza fatti e non dicerie o propaganda shakesperiana, e che sicuramente ci restituisce un nord centrale nella vita e nella politica dell'ultimo re plantageneto. York, città che vide nel 1461 le teste di suo padre Riccardo di York e Edmund affisse sugli spalti della porta di  Micklegate fu la città che egli amò e da cui fu riamato, tanto che alla sua morte, gli aldermen della città sfidarono la collera di Enrico Tudor, nuovo re, nel piangere la dipartita di Riccardo. Questa biografia, sebbene forse non piacerà ai partigiani della dinastia Tudor, sarà apprezzata da tutti quelli che amano la storia della Guerra delle Rose, il nord dell'Inghilterra e lo stesso Riccardo, sfortunato e malignato re. 

Un grazie di cuore a Pen&Sword per avermi fornito il libro per la recensione.


Titolo: Richard III in the North 

Autore: M.J. Trow

Pagine: 192

Link: https://www.pen-and-sword.co.uk/Richard-III-in-the-North-Hardback/p/18464

















giovedì 1 luglio 2021

The Fashion Lover's Guide to Milan di Rachael Martin

 Per chi vi scrive Milano è la città dei primi passi in questa vita, quindi molto probabilmente quando ne parlo sono estremamente "di parte" . Non tutti in Italia conoscono il vero fascino di Milano, non tutti la apprezzano a 360°, completamente, poichè non è una città facile a concedersi all'osservatore distratto o anche a chi vi abita o vi si reca per lavorarci e basta. Certamente molte persone la conoscono per il lavoro , come capitale "economica" d'Italia, per lo shopping e per la moda e le sue grandi case di abbigliamento e moda che sono nate o che hanno come centro questa città del nord. 

E' proprio su questo punto che verte il libro di oggi, che vi presento con grande piacere. "The Fashion Lover's Guide to Milan" è un libro , scritto da Rachael Martin, per la casa editrice WhiteOwl Books. Rachael è una profonda conoscitrice di Milano e della moda, e molte delle cose contenute nel libro erano sconosciute anche a me che sono cresciuto e ho passato la maggior parte dei miei anni a Milano. 

L'attenzione è certamente focalizzata sulla moda, qualcosa che si è affermato negli anni con una specie di stratificazione, portando Milano a competere con Parigi per diventare la capitale della moda. A questo hanno certamente contribuito le grandi firme nate e stabilitesi a Milano, che hanno creato una sorta di rete e reso ancora più prestigiosa questa antica città conosciuta soprattutto come motore del paese e prima come città rinascimentale che ha visto passeggiare per le sue strade anche il genio Leonardo Da Vinci. 

Il libro ovviamente impostato come una guida è anche e soprattutto un libro fotografico che riesce a restituire l'atmosfera della Milano antica e moderna. Questa città più di tutte in Italia è riuscita a fondere la sua antichità e la sua architettura medievale (in realtà limitata a pochi quartieri centrali) con quello che è venuto dopo, e specie negli ultimi decenni il suo skyline è cambiato , soprattutto nella zona di Corso Como, Corso Garibaldi e Porta Nuova. Proprio a questa zona è dedicato il Capitolo 6 del libro. In questo caso non siamo esattamente nel centro esatto di Milano, ma in una delle zone che più fanno risaltare il contrasto tra il nuovo, rappresentato dal moderno skyline creato nell'ultimo decennio e la Vecchia Milano, rappresentata da Corso Garibaldi, strada che si snoda fino al centro. Qui risalta Piazza Gae Aulenti, nome di un famoso architetto, e si può dire che buona parte della movida si svolga proprio qui, tra Corso Como e Corso Garibaldi. Chi vi scrive ricorda ancora una Corso Como semplice che poteva enumerare tra i suoi palazzi ortolani, negozi di alimentari, officine. Negli anni '90 questo luogo invece è stato trasformato in una strada di soli locali dove il fine settimana e non solo è sempre animata dai giovani. La trasformazione non è stata senza scontri, poichè ad esempio Eataly, il noto ristorante si è collocato dove una volta c'era il famoso Teatro Smeraldo. Anche questa è una zona di moda, spingendosi verso Corso Garibaldi e Brera, ma spicca soprattutto "10 Corso Como" , Concept Store, Libreria e Galleria d'Arte che è un punto fermo per lo shopping. 

Ho scelto particolarmente il Capitolo 6 perchè descrive la zona della mia infanzia, dove sono cresciuto, ma ovviamente il centro, per quanto riguarda la moda la fa da padrone. Il "Quadrilatero della Moda", le quattro vie che rappresentano il centro dello shopping milanese a un passo dal Duomo (la cattedrale di Milano e il centro esatto della città). E' ovvio che il centro possa rappresentare il massimo e il must per ogni appassionato di moda che voglia comprare nei negozi dei maggiori brands...Non c'è dubbio che la parte meno economica per fare shopping sia certamente il centro cittadino, il quadrilatero della moda e il quartiere di Brera (dove c'è il famoso museo d'arte). Tuttavia Rachael Martin ha una conoscenza enciclopedica di Milano e dei suoi negozi di moda e questo traspare certamente dalla sua guida. Molti sono i piccoli negozi e quelli di abbigliamento "vintage" che vengono descritti. Questi offrono la possibilità di mediare tra le varie tendenze della moda, non piegandosi al semplice consumismo ma ricercando capi di varia fattura e brand che magari sono in offerta. 

Un altro aspetto che colpisce della guida è l'attenzione di Rachael per l'aspetto culturale. Sono ovviamente incluse le bellezze architettoniche e i monumenti di interesse presenti nelle varie zone elencate, ma un aspetto non viene trascurato della cultura italiana: l'amore per il cibo. In ogni capitolo vengono segnalati i migliori locali e ristoranti a seconda anche del momento in cui si vuol mangiare, ci sono locali che offrono pasti completi e altri che sono specializzati in aperitivi , oppure consumazioni "volanti". Anche in questo caso, la scelta di Rachael non fa che incuriosire con una breve ma quanto mai esaustiva descrizione di ogni esercizio. 

Mi fa piacere che siano state incluse due zone molto particolari , che non potranno non affascinare il turista che vi si inoltra. Queste sono Via Paolo Sarpi e il quartiere noto come Lambrate. La prima , Via Paolo Sarpi è la via che si può definire la "Chinatown" di Milano. E' molto affascinante percorrerla soprattutto nei periodi delle varie feste del Capodanno Cinese. Ma non è solo una via di negozi cinesi come dimostra appunto Rachael indicando alcuni boutique. Lambrate invece forse non ha tutti questi collegamenti con l'alta moda, ma è soprattutto un posto molto speciale, poichè in realtà era una volta staccato da Milano e conserva anche ora l'aspetto di un grande paese. Tuttavia vi sono aspetti che lo rendono affascinante per il turista e per l'appassionato. Infatti la "settimana del Design" si svolge qui e qualcuno , come rileva Rachael , ha paragonato Lambrate, una volta zona industriale di Milano (qui si produceva la famosa moto "Lambretta") , a Brooklyn e devo dire che il paragone è molto calzante. 

Rachael Martin ci regala una delle ottime guide della casa editrice WhiteOwl. Lo fa parlando di Milano, una città che amo, ma che spesso in Italia non è compresa o apprezzata. Rachael riesce ad apprezzare gli angoli nascosti di questa città usando la chiave della Moda, che ha reso famosa la città nel mondo. Lo stile della guida è perfetto con capitoli chiari e tanti spunti per fare shopping, per deliziare gli occhi con le bellezze di una città dalle grandi qualità artistiche e architettoniche dove diversi periodi e stili si sono fusi. E senza dubbio, come scritto apprezza e conosce perfettamente lo spirito italiano (e quello milanese) che riesce a trasmettere attraverso le descrizioni dei personaggi della moda, dei negozi, dei posti da visitare e anche dei posti dove gustare del buon cibo. Io, quasi milanese (sono nato a Trieste e trasferito a Milano a 1 anno) ho apprezzato enormemente questa guida, non ho dubbi che anche i lettori del resto del mondo lo faranno! 

Titolo: The Fashion Lover's Guide to Milan 

Autore: Rachael Martin 

Pagine: 192

Link: https://www.pen-and-sword.co.uk/The-Fashion-Lovers-Guide-to-Milan-Paperback/p/17843



martedì 25 maggio 2021

Elizabeth's Sea Dogs and their war against Spain di Brian Best

 Il libro di oggi ci porta a un'età fondamentale della storia inglese, quella elisabettiana. Non a torto definita un'età dell'oro, questa epoca che vide regnare la grande Elisabetta I pose le basi per l'eventuale impero che si sviluppò nei secoli seguenti fino a comprendere buona parte del mondo esplorato. 

Il Regno di Elisabetta , l'ultima regnante Tudor , si trovò in mezzo a problemi che sembravano insormontabili. I conflitti religiosi che infuriavano in Europa erano ora anche sul territorio inglese con i cattolici e i protestanti che si confrontavano ferocemente. La regina, protestante, succedeva alla sua sorellastra Mary detta "la Sanguinaria" in una situazione di instabilità del Regno minato da problematiche interne ed esterne. I conflitti con Francia, Spagna e Scozia, le divisioni settarie e i complotti che spuntavano come funghi erano alcune tra le minacce che si trovava ad affrontare. Fortunatamente al suo fianco vi erano uomini di grande valore e scaltrezza come Sir Francis Walsingham e Sir Robert Cecil. Ma soprattutto a combbattere al suo fianco c'erano forse una classe di navigatori e militari tra i migliori al mondo. Il libro di Brian Best , storico e membro della Royal Geographical Society, parla appunto di questi uomini. 

Figure come Francis Drake, John Hawkins, Martin Frobisher, Walter Raleigh, Thomas Cavendish, hanno lasciato la loro impronta storica su questo periodo, spesso trascendendo nel mito. E' facile capire il perchè, leggendo il libro di Brian Best. Questi navigatori e militari, si trovavano in un mondo dominato dagli acerrimi nemici, gli Spagnoli, e riuscivano a controbattere a questo dominio con le poche risorse di cui godeva l'Inghilterra all'epoca. Furono chiamati "pirati" dai loro nemici, e in parte lo erano. La loro Regina dava loro la possibilità di depredare le navi che dal Nuovo Mondo riportavano in Spagna enormi ricchezze. Gli Spagnoli, che circa 50 anni prima dei fatti narrati nel libro, avevano con uomini della stessa tempra di questi Inglesi, colonizzato e scoperto quasi tutto il continente sudamericano, al tempo si erano "seduti" sugli allori. L'Impero era diventato estremamente burocratizzato, centralizzato e non riusciva a difendere le proprie colonie facendo il gioco dei vari "Sea Dogs" di Elisabetta. 

Oltre le imprese dei navigatori, Best non trascura di narrare i punti focali del periodo come l'esecuzione di Mary Regina di Scozia e la vittoria sulla Invencible Armada mandata da Filippo II , eventi tra l'altro strettamente collegati. Ma a fare da padrone sono le storie di navigazione dei grandi uomini che costruirono il prestigio della marina britannica, con le loro imprese in giro per il mondo. Non si può non apprezzare l'estremo coraggio spinto dalla sete di avventura, da uno zelo religioso (importante all'epoca nei contrasti con il cattolicesimo dei nemici dell'Inghilterra) e anche dalla cupidigia. 

Il libro , edito da Frontline risulta essere piacevole perchè oltre ai nomi più famosi, nel capitolo "Military Elizabethan" riporta anche nomi minori di questo periodo epico. Sicuramente non potrà mancare sugli scaffali degli appassionati e degli storici del periodo Tudor e di quelli delle storie di mare. 

Un grazie di cuore a Frontline per avermi fornito il libro per la recensione.


Titolo: Elizabeth's Sea Dogs and their war against Spain 

Autore: Brian Best

Pagine: 176

Link: https://www.pen-and-sword.co.uk/Elizabeths-Sea-Dogs-and-their-War-Against-Spain-Hardback/p/18780



domenica 4 aprile 2021

Roman Britain's Missing Legion - What Really Happened to IX Hispana? di Dr. Simon Elliott

 Oggi ci occupiamo di un libro che indaga su uno dei "cold cases" più celebri della storia militare antica. 

Quello che accadde infatti alla IX Legione "Hispana" dell'Esercito Romano nessuno lo sa. Ma oggi con un libro che analizza ogni possibilità, forse questa indagine può essere condotta uscendo dal mito e con il contributo di fonti storiche, epigrafiche ed archeologiche il dr. Simon Elliott ci conduce alla ricerca di questa unità nell'Impero Romano del 2° Secolo d. C. .

La IX Legione Hispana ebbe una storia abbastanza varia da un punto di vista delle campagne militari durante i primi anni dell'Impero, ma la sua entrata nel mito è dovuta al lavoro di uno storico britannico del 18° Secolo, John Horsley che nel 1732 nel suo volume "Britannia Romana" elencò ogni legione che si trovò ad arrivare e partire dall'isola durante il dominio da parte di Roma. In questo caso nell'elenco delle unità giunte si trovò la "IX Legione" ma la sua data di partenza non fu mai rilevata e anzi, della Legione si persero le tracce nel nulla. Non riapparve da nessuna parte, portando gli storici seguenti come il famoso Theodor Mommsen a sbizzarrirsi nelle ipotesi più varie. Questi elementi ipotetici (insieme al ritrovamento di un'aquila ritenuta di uno stendardo sotto il foro di Silchester) furono poi sfruttati da un punto di vista narrativo dalla scrittrice Rosemary Sutcliff per il suo romanzo "L'Aquila della Nona Legione" edito nel 1954. Lo stesso romanzo diede poi il via a una serie di ispirazioni per altri romanzi e per due film che sull'onda del revival del film storico di ambito romano creatosi dopo il successo del fil "Il Gladiatore" attinsero pienamente al mito della scomparsa della Legio IX Hispana. Questi due film "Centurion" e "The Eagle" sposano infatti una delle teorie proposte da Elliott nel suo libro. 

Ma va detto che Elliott come nel suo precedente libro su Pertinace, lo sfortunato imperatore che seguì Commodo (recensito qui: https://omneignotopromagnifico.blogspot.com/2021/03/pertinax-son-of-slave-who-became-roman.html ) è estremamente metodico nell'approccio a ogni argomento, fornendo al lettore le chiavi per orientarsi splendidamente in un mondo ormai perduto come è l'Impero Romano del 2° Secolo d. C.

Il libro di Elliott infatti parte puntando ai neofiti, con la spiegazione dell'organizzazione e dell'evoluzione dell'Esercito Romano, più un'interessante disamina della Britannia Romana. Sono due capitoli molto importanti e ben ricercati che introducono il lettore al modus operandi delle Legioni Romane e alla creazione della provincia britannica, terra non sempre in pace ed anzi necessitante una cospicua guarnigione posta lungo tutta la sua lunghezza. Questo secondo capitolo introduce il lettore quindi alla prima ipotesi considerata, forse quella più "popolare" nell'ambito della fiction e dei media. 

La Legione non è mai andata via dalla Britannia perchè perduta in scontri ben al nord del Vallo di Adriano. In questo caso non passerò a vagliare ogni ipotesi nell'ambito del capitolo poichè rovinerei la sorpresa al lettore, tuttavia vanno elencati alcuni dati: la Legione scompare dalle fonti letterarie dopo l'82 d.C. menzionata da Tacito nell'ambito della Campagna di Agricola. Scompare invece dalle fonti archeologiche ed epigrafiche nel 108 d.C. , citata in una stele posta nella costruzione di una porta della fortezza di York (Eboracum, fondata proprio dalla IX). Questi sono i dati più importanti da tenere a mente, dopo queste date la vera e propria dislocazione della Legione è solo ipotetica. Qui inizia la vera indagine, che nel 3° capitolo è molto approfondita ed elaborata, dimostrando la vera importanza e probabilità di una sparizione nei combattimenti contro popolazioni a nord del Vallo. 

Chi scrive però ha trovato la seconda ipotesi, elencata nel quarto capitolo, quella più affascinante per le molte tracce che dimostrerebbero un evento traumatico nella Londinium del tempo dell'Imperatore Adriano (circa 120 d.C.) e che fa affidamento su molti ritrovamenti quali i teschi di Walbrook (un corso d'acqua dove furono a più riprese ritrovati centinaia di teschi) , segni di rogo sistematico e intenzionale e una grande fortezza come quella di Cripplegate. Questa teoria, frutto di uno storico di nome Perring analizza le possibilità che vi sia stata una rivolta che fu sedata o di cui fece parte una legione e che i teschi furono le persone giustiziate a seguito di questa rivolta o legionari uccisi da abitanti locali. La fortezza dimostrerebbe la volontà di presidiare in modo più sicuro il territorio. Se la Legione fosse stata la IX si capirebbe forse la sua sparizione dalle fonti con una "Damnatio Memoriae" che ne avrebbe cancellato ogni traccia. La discussione sulla probabilità o meno di questo evento è estremamente appassionante. 

La terza ipotesi ci porta nella Germania ai confini con una terra che non fu mai conquistata completamente dalle forze romane. In questo caso l'indizio che potrebbe condurci ad una presenza della Legione scomparsa è una tegola con su lo stampo che attesta che fosse stata prodotta da un distaccamento della IX legione ("vexillatio") . Queste pratiche, distaccare truppe facenti parte di unità variegate per scopi difensivi o di emergenza, era molto diffusa nell'impero. 

L'ultima ipotesi è quella abbracciata con meno convinzione da Elliott, ovvero che la Legione sia scomparsa in oriente durante tre campagne, contro i Parti o nella Rivolta Ebraica di Bar Kokhba. Per quanto l'impero fosse un luogo i cui le strade conducessero velocemente ovunque tanto che sostanzialmente le strade medievali e moderne ricalcano il reticolo posto ai tempi della repubblica e dell'impero , questa ipotesi è giustamente minoritaria nel definire il fato della IX Hispana. 

Completa il libro la discussione finale, che ovviamente non anticipo ma che riprende tutte le fila delle ipotesi affrontate nei vari capitoli. Forse qualcuno rimarrà deluso dalla "soluzione" posta da Elliott, ma essa è il naturale sbocco di una analisi che si è snodata in modo coerente lungo tutto il libro. Il Dr. Simon Elliott non lascia nulla al caso, e permette al lettore di farsi una propria idea in attesa della scoperta di nuove epigrafi (è cosa molto più diffusa di quanto sembrerebbe!) o di fonti letterarie che citino la presenza della Legione in altri luoghi dell'Impero (questo è molto più difficile). Elliott ci porta vicino alla soluzione con un metodo deduttivo chiaro e una analisi delle fonti storiche ineccepibile!

Un grazie a Pen&Sword per avermi fornito il libro per la recensione.

Titolo: Roman Britain's Missing Legion - What Really Happened to IX Hispana? 

Autore: Dr. Simon Elliott

Pagine: 208

Link: https://www.pen-and-sword.co.uk/Roman-Britains-Missing-Legion-Hardback/p/18765



giovedì 25 marzo 2021

Pertinax - The Son of a Slave Who Became Roman Emperor di Dr. Simon Elliott

 Quando pensiamo alla storia di Roma sicuramente la nostra immaginazione va a Romolo, alle Guerre Puniche , ai personaggi dal grande carisma del I° Secolo a. C. come Giulio Cesare, Pompeo, Catone, Marco Antonio, Cicerone e Augusto. Poi se vogliamo guardare più avanti ci sono i primi secoli dell'Impero , con Traiano, Adriano, Marco Aurelio e Settimio Severo...ma la mente non va mai ad una figura poco conosciuta che vestì la porpora imperiale per pochissimo tempo tra le due ultime due figure citate. Eppure la storia di Pertinace, il protagonista del bel libro di oggi , scritto dal Dr. Simon Elliott e edito da Greenhill Books, è una storia da film quasi, una storia che merita di essere raccontata anche se forse qualche anno fa qualcuno ha pensato a questa figura per raccontare la storia (o almeno parte di essa) in un famoso film di Ridley Scott, "il Gladiatore".

Infatti la storia di Pertinace si inserisce cronologicamente parlando, tra la morte di Marco Aurelio, l'imperatore filosofo e quella di Settimio Severo, lambendo gli anni di follia di quell'altra figura pure citata nel film di Hollywood, quel Commodo che amava scendere nell'arena a combattere coi gladiatori, decapitando struzzi e uccidendo leoni e credendosi la reincarnazione di Ercole. Ma Pertinace è molto più di questo. Come dice il titolo la figura di questo imperatore è singolare per una serie di elementi. In primis per la sua origine, non certo "nobile". Egli è infatti figlio di un ex schiavo, "manumesso", ovvero liberato dal padrone e questo già rende Pertinace non certo agevolato nella scalata lungo il "Cursus Honorum" ovvero le cariche che andavano rivestite per raggiungere il vertice dell'amministrazione imperiale. Tuttavia un altro elemento rende la storia di Pertinace singolare, ovvero il fatto che egli è un grammaticus (un insegnante) fino all'età di 30 anni, quando sceglie di cambiare vita e diventare un militare così ottenendo una serie di posti (che Elliott documenta basandosi su fonti letterarie come Cassio Dione, la Historia Augusta e Erodiano, nonchè da fonti epigrafiche come l'Iscrizione di Bruhl) sempre più prestigiosi.  Egli diventa una figura affidabile nell'amministrazione militare e civile rivestendo ruoli di primo piano e sempre più prestigiosi partendo dai gradini più bassi dell'organigramma militare sino a diventare governatore di alcune provincie e poi arrivando a essere Praefectus Urbi e quindi riavvicinandosi al centro di potere della Capitale. Tutto questo , sfidando la follia di Commodo, che aveva fatto il deserto facendo uccidere tutte le persone di fiducia di suo padre Marco Aurelio, tra cui c'era anche Pertinace, l'unico che per scaltrezza o forse perchè non percepito come una minaccia , era sopravvissuto. Siamo nel 193, quando Commodo viene assassinato perchè ormai fuori controllo. A Pertinace viene proposta la porpora, anche se non sappiamo se egli, da Praefectus Urbi (comandante di alcuni corpi militari posti nella città come i vigili) ha una parte nel complotto. Sicuramente non è facile affidarsi alle fonti che sono o scritte posteriormente (come la Historia Augusta) o di parte (Cassio Dione era un senatore vivente all'epoca ma ovviamente non è imparziale) , ma Elliott valuta ogni possibilità. Al tempo Pertinace ha quasi 70 anni (era nato nel 126) e per il tempo è una vecchiaia molto avanzata. Egli da imperatore molto probabilmente sa di non avere molto tempo e quindi si impegna subito a riformare lo stato, creandosi però i peggiori tra i nemici, quelli più vicini alla sua persona, i pretoriani. Questo corpo , istituito da Augusto e comandato da due figure (il doppio comando era per dividere compiti, responsabilità e non accentrare troppo potere in una sola figura), già in passato era stato l'ago della bilancia nella lotta per il potere. I Prefetti del Pretorio, ovvero i due comandanti di classe equestre, erano stati spesso portati alla ribellione e al complotto (si ricorda ad esempio Seiano, sotto Tiberio) o addirittura gli stessi pretoriani avevano agito. Accentravano un potere enorme  e vivendo in città erano sempre al centro di intrighi e traffici. Essi erano stati viziati da Commodo con donazioni e privilegi e la sua morte li aveva mal disposti verso Pertinace che voleva ridurre il loro status e renderli più gestibili. Fu così che appena qualche mese dopo la sua accettazione della porpora, Pertinace va incontro ad una rivolta dei pretoriani...

Le ultime pagine del libro sono quelle più appassionanti, sia per le vicende storiche sia per lo stile con cui Elliott le racconta. Io ovviamente non le anticipo, ma pongo solo alcune riflessioni sul fatto che la morte di Commodo inaugura un anno che viene definito "dei 5 Imperatori" , riecheggiando il 69 d. C. in cui con la morte di Nerone vi fu l'anno "dei 4 imperatori". Il 193 portò alla ribalta uno dei più grandi riformatori e uno dei più carismatici imperatori della storia, Settimio Severo. Tuttavia Pertinace non va dimenticato poichè cercò di rimediare al caos che fu il governo di Commodo. Egli, forse ispirandosi agli antichi "mores" (costumi) della romanità  cercò di aggiustare tutto e subito, perdendo subito il favore del Prefetto del Pretorio (unico al tempo) Emilio Leto (che era stato strumentale nelal caduta di Commodo) e dei pretoriani. Quello che successe dopo la morte di Pertinace fu forse uno dei punti più bassi dell'impero, con la porpora messa all'asta tra i migliori offerenti , ovvero chi pagava di più ogni pretoriano. Vinse Didio Giuliano su Flavio Sulpiciano (che era il suocero di Pertinace).  Ma Settimio Severo, amico di Pertinace, si sta già muovendo dal suo governo in Pannonia...e così stanno facendo altri come Clodio Albino (in Britannia) e Pescennio Nigro (in Siria). Ma questa è un'altra storia. 

Elliott ci introduce con il suo libro ad una figura che governò pochissimo ma che rimane nella storia per la sua vicenda umana e politica estremamente singolare. Egli era il modello di quell'uomo di governo che poteva rivestire diversi ruoli nell'amministrazione civile e militare del 2° secolo d. C. . Una amministrazione che Elliott tra l'altro spiega molto bene , fornendo il lettore con vari excursus anche cosciente di come si presentava l'amministrazione militare e civile nonchè descrivendo città come Londra (in cui Pertinace visse e amministrò da governatore) o la stessa Roma. Non vengono trascurati i costumi dell'epoca, in realtà ancora ancorati a quelli di una Roma più classica. Pertinace nella sua scalata (non sempre lineare, dato che si trovò anche esiliato) fa uso delle amicizie potenti della sua famiglia , con Lolliano Avito e Tiberio Claudio Pompeiano a fare da sponsor e protettori. Egli arriva a rivestire ruoli di primo piano e addirittura essere console due volte (sebbene non importante come ai tempi repubblicani questo era un incarico di prestigio assoluto). Esce così dalle ombre di chi venne prima (Marco Aurelio e Commodo) e chi venne dopo (Settimio Severo) una figura molto interessante nella prima biografia in lingua inglese. Un libro estremamente curato e ben ricercato che non mancherà di affascinare il lettore e lo storico.

Un grazie di cuore a Greenhill Books per avermi fornito il libro per la recensione.

Titolo: Pertinax - The Son of a Slave Who Became Roman Emperor 

Autore: Dr. Simon Elliott

Pagine: 224

Link: https://www.pen-and-sword.co.uk/Pertinax-Hardback/p/18015